Chi sono

Rita Abbate - Fisioterapista per amputati

“Presidi, ausili e protesi”, così si intitolava quel capitolo che parlava di loro: degli amputati e di tutto quello di cui necessitano per avere una vita piena e autonoma, anche senza una gamba o un braccio.
Senza quella parte di sé, da cui aiuto loro a ripartire.

Mi chiamo Rita Abbate, vivo e lavoro a Palermo come fisioterapista per amputati.

L’università mi ha formata. Nel 2012, ho conseguito la laurea in fisioterapia presso l’Università degli Studi di Palermo, discutendo la tesi dal titolo “Amputazioni di arto superiore: proposta, addestramento e rieducazione funzionale”. Parallelamente alla stesura della tesi, ho fatto il mio primo affiancamento in equipe multidisciplinare con fisioterapisti e tecnici ortopedici.
Ne sono seguiti altri che hanno contribuito ad alimentare la mia passione per il mondo della riabilitazione della persona amputata.

Nella mia città, però, non esisteva un servizio studiato e strutturato per questo tipo di pazienti, ho pensato di sfruttare i servizi convenzionati già esistenti.

Oggi, seguo i pazienti amputati nella fase post-chirurgica, pre-protesica e nell’addestramento all’uso della protesi:

  • a domicilio con il servizio ADI (Assistenza Domiciliare Integrata), tramite cooperative convenzionate con la ASL;
  • in regime ambulatoriale convenzionato presso i locali dell’ospedale Buccheri La Ferla.

In questi anni, mi sono resa conto dei buchi informativi a cui devono far fronte i pazienti amputati: una volta dimessi dall’ospedale, non sanno cosa fare, non ricevono linee guida da seguire sul percorso da intraprendere o peggio ricevono informazioni sbagliate.

Il mio obiettivo è quello di fare rete intorno alla persona amputata per riabilitarla e renderla autonoma il prima possibile, evitando inutili attese e il sopraggiungere di stati depressivi: tutte le figure sanitarie che entrano in contatto con questa condizione devono sapere cosa dire per indicare il giusto percorso riabilitativo.

La corretta e tempestiva informazione salva. Sempre.

Tutti prima o poi ci troviamo a vivere un’amputazione dell’anima, un dolore così forte da dover lottare per rialzarci e andare avanti. L’amputazione del corpo è la rappresentazione più cruda, concreta ed evidente della perdita di una parte di sé, ma proprio per questo motivo riabilitare un amputato rappresenta per me la massima espressione della fisioterapia.

Rieducare un sistema a recuperare una funzione persa, nonostante l’unità funzionale non esista più, è la più alta forma della capacità che ha l’uomo di adattarsi e sopravvivere, di riorganizzarsi e vivere, tornando a godere delle presenze della propria vita.

È quello che cerco di trasmettere anche come formatrice.