Quando protesizzare?
La protesizzazione del paziente amputato deve essere realizzata entro sei mesi dall’operazione chirurgica, per avere maggiori probabilità che sia un successo e per ridurre il rischio di complicazioni derivanti da un periodo prolungato trascorso seduti in sedia a rotelle.
A partire dal momento in cui vengono tolti i punti di sutura, se:
- la ferita chirurgica è guarita senza complicazioni e si presenta perfettamente integra,
- le condizioni generali di salute lo consentono,
- la fisioterapia pre-protesica viene iniziata alla dimissione dall’ospedale,
è possibile protesizzare il paziente anche dopo un mese.
A quante protesi ha diritto un paziente amputato?

“Per me, è fondamentale allenarmi; faccio turni di dodici ore in ospedale, anche di notte, e molti colleghi neanche sanno che porto una protesi”.
Raimondo, infermiere e palestrato
Raimondo potrebbe usare la propria condizione per evitarsi certe fatiche, eppure ha scelto di vivere la sua professione di infermiere fino in fondo soprattutto, come sottolinea lui, con “calma e introspezione, perché se oggi è una brutta giornata prima o poi finirà, inutile farla tanto lunga, domani è un altro giorno”. Se tutti noi la pensassimo così, il mondo sarebbe un posto migliore.
Il soggetto maggiorenne ha diritto a quattro tipi di protesi.
La prima protesi è quella provvisoria e viene tenuta da otto a dodici mesi; dopo tale periodo, il moncone sarà diverso per dimensioni e forma e il paziente avrà cambiato postura, sarà quindi necessario rivalutare la situazione e procedere alla sua sostituzione.
La seconda protesi è quella definitiva, può essere cambiata ogni cinque anni.
In questo arco di tempo, si possono effettuare i cambi di invaso, se necessario.
Dopo la protesi definitiva, si può procedere alla realizzazione della protesi di riserva e di quella da bagno.
Quest’ultima può essere utilizzata per fare la doccia o per andare al mare o in piscina.
Per ogni protesi, bisogna seguire singolarmente un preciso iter burocratico.